#22 - Quando apprendere significa fare
Shadowing e job rotation rendono l’apprendimento meno forzato e più vicino alla realtà quotidiana, accompagnando i profili junior nella comprensione del contesto prima della performance.
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Nel mondo HR, parole come “onboarding” e “formazione” vengono spesso associate a processi strutturati, moduli standardizzati, checklist da completare. Ma quando si parla di profili junior, questo approccio rischia di trascurare uno strumento di apprendimento potenti e sottovalutato. L’esperienza diretta.
Shadowing e job rotation nascono proprio da questa logica: imparare osservando, comprendere facendo, costruire significato attraverso l’esposizione a contesti reali. Non si tratta solo di affiancamento o di mobilità interna, ma di veri e propri acceleratori di apprendimento organizzativo.
Per anni, lo sviluppo delle competenze è stato pensato come un trasferimento lineare di conoscenze. Un processo in cui qualcuno insegna e qualcun altro apprende. Le ricerche in ambito di learning psychology e organizational behavior mostrano invece che l’apprendimento è più efficace quando è situato, contestuale e socialmente mediato. È osservando come gli altri prendono decisioni, gestiscono complessità e affrontano l’imprevisto che si costruiscono schemi mentali solidi.
Albert Bandura ha descritto questo meccanismo come apprendimento osservativo: gran parte di ciò che impariamo deriva dall’osservazione di modelli significativi e dalla possibilità di sperimentare in prima persona.
I percorsi early-career, shadowing e job rotation permettono di andare oltre la descrizione del ruolo, offrendo una comprensione sistemica dell’organizzazione. Esporre i junior a funzioni, processi e stili di lavoro diversi sviluppa flessibilità cognitiva, capacità di collegare le informazioni e consapevolezza del proprio contributo nel quadro più ampio.
Studi pubblicati su riviste come Journal of Vocational Behavior e Human Resource Development Quarterly evidenziano come le esperienze di job rotation siano associate a un più rapido sviluppo di competenze trasversali, a un maggiore engagement e a una riduzione del turnover nei primi anni di carriera. Eppure, questi strumenti vengono spesso considerati “nice to have”, difficili da strutturare o da misurare nel breve periodo.
Shadowing e job rotation non servono a creare profili subito specialistici. Servono a costruire basi. Ampliano il vocabolario professionale, normalizzano l’errore come parte del processo e aiutano i junior a orientarsi prima ancora di performare.
Se la formazione tradizionale trasferisce contenuti, queste esperienze costruiscono contesto.
E in un mercato del lavoro in cui i ruoli cambiano più velocemente delle job description, investire su chi sa muoversi tra i contesti diventa una scelta strategica. Nei profili junior, il valore non sta solo nell’imparare un ruolo, ma nel comprendere come funzionano i ruoli. È qui che shadowing e job rotation smettono di essere strumenti operativi e diventano leve di sviluppo reale.
🫐 Spuntini di realtà 🫐
Cosa ascoltare 🎧
Assumere qualcuno fuori dagli schemi per portare innovazione? Secondo Valeria Valastro, Talent Acquisition Coordinator in RGI Group, questa può essere davvero una mossa vincente.
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Cosa guardare 👀
Cosa significa davvero job rotation? A quali benefici può portare? In questo video di HR University, viene presentata una panoramica su questa pratica di sviluppo che permette di sperimentare ruoli o funzioni diverse in azienda, con l’obiettivo di ampliare la comprensione del contesto, sviluppare nuove competenze e aumentare flessibilità e coinvolgimento, soprattutto nei percorsi early-career.
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