Questo è il quarantanovesimo contenuto di Schiscetta - la newsletter di Joinrs pensata per accompagnare la tua pausa pranzo con contenuti leggeri, nutrienti e pronti da gustare in pochi minuti.
Il weekend non è ancora finito, magari sei sul divano, hai appena iniziato una serie e non hai nessuna intenzione di pensare al lavoro. Eppure, da qualche parte nella tua testa, comincia già a farsi strada la lista delle cose da fare lunedì. La riunione delle 9:00, quella mail a cui non hai risposto, una scadenza che si avvicina. E improvvisamente anche il divano sembra un posto un po’ meno rilassante.
Se ti è familiare, sappi che questa sensazione ha un nome: Sunday Scaries.
E visto che Halloween si avvicina, ci sembrava il momento perfetto per parlare di una paura che, a differenza di vampiri e case infestate, non ha bisogno di grandi effetti speciali per manifestarsi.
L’espressione, nata in America negli anni 2000 per descrivere l’ansia e il malessere verso la fine del weekend, come racconta l’articolo “Why People Get the ‘Sunday Scaries’”, si è curiosamente evoluta finendo per descrivere il sentimento di inquietudine che cresce mano mano che si avvicina la prima task della settimana lavorativa.
Ma quanto è diffusa quest’ansia da lunedì?
Quando il lunedì comincia di domenica
Una ricerca pubblicata da Adobe e condotta su 1.004 lavoratori statunitensi evidenzia che l’82% dei lavoratori ha sperimentato quest’ansia, percentuale che sale al 94% nella Gen Z. Le cause principali sono burnout (55%), carichi di lavoro eccessivi (50%), scadenze imminenti (33%) e ambienti lavorativi tossici (31%).
Non serve odiare il proprio lavoro per sperimentarli: nell’articolo sopra menzionato di The Atlantic, Anne Helen Petersen, autrice del libro Can’t Even: How Millennials Became the Burnout Generation, parla infatti di «pressione schiacciante» associandola al senso del dovere e alle responsabilità della vita adulta.
A volte infatti basta sapere che il lunedì porterà con sé responsabilità, decisioni, conversazioni difficili e il ritorno a una routine scandita da orari e aspettative. Non stiamo reagendo a qualcosa che sta accadendo, ma a qualcosa che immaginiamo accadrà.
Un approfondimento della University of Queensland Business School propone di guardare ai Sunday Scaries anche dalla prospettiva di chi guida le persone e le organizzazioni.
Il dottor Adam Kay, esperto di management e leadership presso la UQ Business School, afferma che l’evoluzione ha predisposto la mente umana a scandagliare l’ambiente alla ricerca di minacce presenti e future e quando le trova, tende a esagerarle.
“For example, you’re likely to survive the week ahead if you perceive a tiger coming your way, but the tiger ends up being a kitten. By contrast, you’re less likely to survive the week if you perceive a kitten coming your way, but the kitten ends up being a tiger.”
La dottoressa Marissa Edwards, docente di management presso la stessa università, afferma inoltre che circa il 25% delle persone dichiara di avere difficoltà a dormire la domenica sera perché preoccupate per la settimana a venire.
Entrambi gli esperti concordano sul fatto che l’ansia domenicale può avere ripercussioni personali e professionali per i dipendenti, i dirigenti e le loro organizzazioni, perché quando l’ansia diventa significativa, può arrivare a compromettere il normale svolgimento delle attività quotidiane, influendo sulla produttività, sulla soddisfazione e sul coinvolgimento sul lavoro.
Così come una singola cellula malata all’interno di un corpo va curata prima che causi danni irreparabili su tutto il resto, allo stesso modo le aziende dovrebbero prestare maggiore attenzione alla salute di ogni dipendente. Soprattutto perché funziona anche all’inverso: ogni individuo contribuisce alla salute del team di cui fa parte, alla salute della leadership che lavora con quella persona e, di conseguenza, dell’intera azienda.
Possiamo insegnare al cervello a non temere il lunedì?
La neuroplasticità può essere una risposta: il lavoro di Norman Doidge, psichiatra canadese autore di The Brain that Changes Itself, ha dimostrato che, contrariamente a quanto ha affermato la scienza per secoli, il nostro cervello ha la capacità intrinseca di cambiare e adattarsi.
Le nostre risposte agli eventi non sono necessariamente immutabili. Se per settimane associamo la domenica sera a pensieri negativi sul lunedì, potremmo finire per rendere quell’associazione sempre più automatica. Ma possiamo anche provare a costruire abitudini diverse.
Con questo non vogliamo affermare che il “pensare positivo” sia la soluzione ad ambienti di lavoro stressanti, perché in quel caso i cambiamenti organizzativi sono doverosi.
Tuttavia ogni persona dovrebbe distinguere ciò su cui ha potere e ciò che invece è fuori dalle sue competenze: se il problema è l’abitudine di controllare le mail ogni domenica sera, possiamo provare a interromperla; se invece è il timore di ricevere messaggi urgenti dal proprio capo durante il weekend, forse la soluzione non può dipendere soltanto da noi.
Tre piccoli esperimenti per fare pace con la domenica
1. Chiediti cosa ti preoccupa davvero.
È la quantità di lavoro? Una conversazione che stai rimandando? Il rapporto con un collega? O la fatica di ricominciare? Dare un nome alla preoccupazione può aiutare a capire se serve un piccolo cambiamento di routine, una conversazione con il proprio responsabile o qualcosa di più strutturale.
2. Lascia il lunedì al venerdì.
Prima di chiudere la settimana, dedica qualche minuto a identificare le priorità del lunedì. Non serve pianificare ogni singola attività… basta sapere da dove ripartire la settimana seguente!
3. Non riservare ciò che ti fa stare bene solo al weekend.
Il cervello ama le routine. Il weekend ci abituiamo rapidamente a ritmi più distesi e alla libertà di fare quello che ci passa per la testa, e il ritorno agli impegni lavorativi richiede più adattamento. Perché allora non sviluppare piccole routine quotidiane anche durante la settimana, così da dare al cervello la stabilità che desidera? Ad esempio una passeggiata in pausa pranzo o una breve sessione di mindfulness prima di andare al lavoro o dopo cena. Tutti i giorni alla stessa ora, ciò che ti fa stare bene.
E magari la prossima domenica sera, prima di dichiarare ufficialmente finito il weekend alle 18:43, possiamo ricordarci che il lunedì arriverà comunque. Non è necessario farlo arrivare con dodici ore di anticipo.

🫐 Spuntini di realtà 🫐
Cosa ascoltare (e guardare se ti va) 🎧
Se il cervello ha già aperto mentalmente ventisette schede sul lunedì, forse è il momento di chiuderne qualcuna. Su YouTube, Headspace raccoglie una serie di video dedicati proprio ai Sunday Scaries, con esercizi di meditazione e momenti guidati per ritrovare un po’ di calma.
Sunday Scaries - Headspace su YouTube
Cosa leggere 📖
A volte scoprire che qualcun altro sta vivendo esattamente la stessa sensazione è già un piccolo sollievo. Sunday Confessions, il progetto su Substack di Will Defries, raccoglie racconti e confessioni con quello spirito un po’ malinconico, un po’ ironico che si accompagna bene alle ultime ore del weekend. È in inglese, ma potrebbe diventare una lettura della domenica.
Sunday Confessions - Will Defries
Cosa guardare 👀
C’è chi combatte i mostri con l’aglio e chi preferisce una teglia di qualcosa di caldo appena uscito dal forno. Se appartieni alla seconda categoria, questa raccolta di ricette autunnali facili, veloci e dolci o salate, può essere un buon punto di partenza per trasformare la domenica sera in un momento da aspettare, anziché da temere.
Ricette autunnali facili e veloci - Brodo di Coccole
🍲 Cosa bolle in pentola 🍲
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