#28 - Non tutti vogliono arrivare in cima
Quando il successo professionale non si misura solo con il job title ma con la qualità del percorso.
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L’ambizione professionale è spesso raccontata in un modo piuttosto preciso. Crescere velocemente, puntare alla leadership, accumulare responsabilità sempre più ampie. L’ambizione è spesso associata all’idea di andare sempre oltre, sempre più in alto.
Eppure, oggi sta prendendo forma un modo diverso di guardare alla carriera. Quello della quiet ambition.
Non è una rinuncia a crescere. Non è mancanza di motivazione. È piuttosto una scelta più consapevole su come e quanto crescere nel lavoro.
Per molte persone l’ambizione non significa più necessariamente puntare al livello gerarchico successivo o ad ruolo manageriale. Significa diventare più competenti, lavorare bene, costruire un percorso professionale solido senza sentirsi obbligati a rincorrere ogni opportunità di avanzamento.
Tutto questo rappresenta un cambiamento sottile ma molto significativo.
In questo approccio la carriera non è più vista solo come una scalata verticale. Può essere anche una traiettoria più stabile, dove la qualità del lavoro, l’equilibrio personale e la continuità contano quanto il job title, se non addirittura di più.
Spesso la quiet ambition nasce da una riflessione concreta, da una domanda che potrebbe essere considerata quasi elementare, ma che spesso non consideriamo nel flusso della frenesia quotidiana: cosa voglio davvero dal lavoro nel lungo periodo?
Per alcuni la risposta è mantenere un ruolo che consenta di crescere nelle competenze senza aumentare in modo esponenziale le responsabilità. Per altri significa proteggere tempo ed energie per la vita fuori dal lavoro. Per altri ancora vuol dire trovare un ritmo sostenibile, evitando la pressione costante di “dover fare il prossimo passo”.
Non è meno ambizione, è ambizione orientata in modo diverso.
Le organizzazioni stanno iniziando a confrontarsi anche con questo cambiamento. Non tutte le persone aspirano a diventare manager, e non tutte misurano il successo nello stesso modo. Alcuni preferiscono approfondire, specializzarsi, consolidare.
In un contesto del lavoro che cambia rapidamente, la quiet ambition ricorda che le carriere non devono necessariamente correre sempre più veloci, che va bene essere contenti di dove si è arrivati e che non è un difetto non desiderare di arrivare al vertice.
A volte l’ambizione può essere anche scegliere con attenzione dove investire le proprie energie. E costruire un percorso professionale che sia sostenibile e significativo nel tempo.
🫐 Spuntini di realtà 🫐
Cosa ascoltare 🎧
Promuoviamo spesso i migliori operativi e poi ci stupiamo se diventano pessimi manager. Un danno incalcolabile. Come si riconosce, allora, il vero potenziale di leadership prima di fare un patatrac?
Mara Zilli, HR Business Partner in The Adecco Group, ci guida in una riflessione su leadership e ruoli manageriali in questo episodio di HR Popcorn
Cosa leggere 📖
La storia di ciascuno di noi individua come sfide elementi che rappresentano ed hanno il sapore di provare qualcosa di diverso, raggiungere una vetta per soddisfare la propria ambizione, seguire il sentiero di un sogno, raggiungere un obiettivo che ci si era posti anni addietro o semplicemente mantenere una promessa fatta a sé stessi.
Da questi presupposti è partito il percorso professionale di Michele Antonucci, Head of HR in KLN Project (ex Kerry Project Logistics).
Qui puoi leggere l’intervista completa.
Cosa guardare 👀
Ambizioni e desideri possono sicuramente cambiare nel tempo, così come possono anche essere influenzati da quello che ci circonda e da ciò con cui entriamo in contatto.
Ad esempio, qual è il ruolo dell’Employer Branding nel rapporto fra giovani e mondo del lavoro? Gabriele, il nostro CEO, ne ha parlato con Sara Cicognani che in Tecnomat si occupa proprio di questo oltre che di Talent Acquisition e L&D.



