#25 - Aprire la scatola nera
Usare l’AI significa aumentare la propria capacità decisionale. Delegare all’AI significa ridurre il perimetro del giudizio umano.
Questo è il venticinquesimo contenuto di Schiscetta - la newsletter di Joinrs pensata per accompagnare la tua pausa pranzo con contenuti leggeri, nutrienti e pronti da gustare in pochi minuti.
Un HR deve analizzare i risultati di una survey interna sul clima aziendale. Carica i dati, chiede all’AI un riassunto e in pochi secondi ottiene insight chiari, pattern evidenti, priorità d’intervento. Tutto sembra già interpretato. Ma la domanda è: stiamo “leggendo” le persone o solo ottenendo una sintesi ben scritta?
Negli ultimi tempi il deskilling è tornato al centro del dibattito, questa volta legato non alla perdita di posti di lavoro, ma a qualcosa di più silenzioso: la perdita progressiva di competenze dovuta a un uso non consapevole dell’intelligenza artificiale. Come racconta Costozero, il rischio oggi è che l’AI renda l’essere umano sempre meno coinvolto nei processi decisionali che contano.
In Italia il contesto è particolarmente interessante. Secondo i dati diffusi da LinkedIn Notizie, oltre la metà dei professionisti italiani utilizza strumenti di AI sul lavoro con regolarità, e l’adozione continua ad accelerare.
Il punto, però, non è se l’AI venga usata o meno, ma come entri nei flussi operativi, mancando di una cornice culturale o formativa, con pochi momenti di riflessione, poca educazione al limite dello strumento, nessun allenamento al pensiero critico. È qui che l’uso di questo strumento rischia di trasformarsi in delega cognitiva.
Quando un sistema suggerisce una scelta senza spiegare come ci è arrivato, le persone smettono progressivamente di interrogarsi. È l’effetto “scatola nera”: l’output sembra corretto, quindi viene accettato. Ma nel tempo questo meccanismo può erodere competenze fondamentali come il problem solving autonomo, la valutazione dei contesti e la capacità di mettere in discussione una decisione.
Per questo si deve parlare maggiormente di Explainable AI (XAI), cioè di modelli progettati per rendere comprensibili i passaggi logici che portano a un risultato. Un’AI spiegabile permette alle persone di restare dentro il processo decisionale, di apprendere, di confrontarsi e persino di dissentire. Senza questa trasparenza, l’AI diventa un acceleratore di deskilling, non perché sbagli (anche se a volte succede), ma perché pensa al posto nostro.
Un altro supporto, a questo scenario, che potrebbe diventare interessante arriva dalle persone e riguarda il cross mentoring intergenerazionale. I più giovani portano familiarità con strumenti digitali e AI, i senior portano contesto, senso critico e capacità di valutare conseguenze di lungo periodo.
Infine, dipendere da strumenti che non comprendiamo significa costruire competenze di superficie, non competenze trasferibili. E allora la domanda per chi lavora in HR non è se adottare l’AI, quello è già successo, ma che tipo di professionisti stiamo formando attraverso il suo utilizzo?
🫐 Spuntini di realtà 🫐
Cosa ascoltare 🎧
Alessandro Sanna, Head of Training in Xylem, porta i riflettori sul valore della formazione in azienda. Qual è quella che non dovrebbe mai mancare secondo lui? Quella che aiuta a sviluppare e mantenere le relazioni digitali.
Cosa guardare 👀
Mattia fa le scatole - Tra i documentari selezionati per il Premio FilmImpresa 2026. Si racconta il lavoro quotidiano, la manualità e il valore delle competenze spesso invisibili. Un contrasto in un’epoca in cui parliamo tantissimo di automazione.
Cosa leggere 📖
Competing in the Age of AI - Un libro cult per chi si occupa di strategia, organizzazione e tecnologia. Non parla di AI come “tool”, ma come leva che ridisegna ruoli, processi decisionali e leadership. Per capire perché il vero vantaggio competitivo non sta nell’adottare l’AI più velocemente, ma nel ripensare come le persone lavorano insieme agli algoritmi.
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Per ora, ci fermiamo qui. Ci vediamo la prossima settimana ;)



