#21 - Cosa rimane di un team building?
Quando servono a sostenere i team e quando restano solo un'uscita alternativa con i colleghi
Questo è il ventunesimo contenuto di Schiscetta - la newsletter di Joinrs pensata per accompagnare la tua pausa pranzo con contenuti leggeri, nutrienti e pronti da gustare in pochi minuti.
I team building dividono sempre un po’. C’è chi li aspetta con entusiasmo e chi, appena sente la parola escape room, cerca una scusa credibile per non esserci.
Eppure, se fatti bene, sono strumenti potenti (e sottovalutati) per lavorare su dinamiche che nel day-by-day non emergono facilmente.
Pertanto, se l’obiettivo è semplicemente “fare qualcosa di carino insieme”, il rischio è che resti un evento isolato, piacevole sul momento ma senza un impatto nel tempo. Quando invece è pensato come uno mezzo per lavorare sulle dinamiche di squadra, allora può diventare davvero efficace. Non a caso, diverse ricerche sottolineano come la qualità delle relazioni interne sia uno dei principali fattori che incidono su engagement e retention. Secondo Gallup, i team con alti livelli di fiducia e connessione interna sono più produttivi e mostrano livelli di turnover significativamente più bassi rispetto alla media. E la fiducia, difficilmente, nasce solo nelle call settimanali o nelle riunioni operative.
Il valore del team building sta nel creare uno spazio diverso, meno performativo, in cui le persone possano interagire senza il peso immediato dei ruoli e degli obiettivi. In questi contesti emergono stili comunicativi, leadership informali, difficoltà relazionali che nel lavoro quotidiano spesso restano invisibili.
Questo diventa ancora più rilevante in team che:
- sono cresciuti rapidamente,
- hanno attraversato cambiamenti organizzativi importanti,
- lavorano prevalentemente da remoto.
Diversi report sul lavoro ibrido, come il Microsoft Work Trend Index, mostrano come la distanza fisica riduca le occasioni spontanee di connessione, aumentando il rischio di isolamento. Il team building, se ben progettato, può compensare proprio questa mancanza.
Allo stesso tempo, è anche facile capire quando un team building non funziona. Succede quando viene vissuto come un obbligo, quando l’attività è completamente scollegata dalla realtà del team o quando manca una spiegazione chiara del perché si stia facendo. In questi casi, l’effetto può essere addirittura opposto: resistenza, cinismo e la sensazione di aver perso tempo.
Pertanto, non basta scegliere “l’attività giusta”. Spesso conta anche spiegare il motivo dell’incontro, chiarire cosa si vuole ottenere e dedicare un momento finale alla riflessione.
In particolare, secondo la teoria dell’apprendimento esperienziale di David Kolb, l’esperienza diventa davvero significativa solo quando viene rielaborata.
Si può allora ripensare il concetto stesso di team building. Non solo eventi spot o giornate fuori ufficio, ma pratiche più continue e integrate nel lavoro quotidiano. Retrospettive facilitate, sessioni di co-working intenzionale, momenti di apprendimento condiviso o piccoli incontri ricorrenti potrebbero avere un impatto più duraturo rispetto al “grande evento annuale”.
Concludiamo lasciandovi questa domanda: che comportamento vorremmo vedere di più nel team dopo questo momento insieme? Se la risposta è chiara, il team building ha molte più possibilità di funzionare. Se non lo è, probabilmente non lo sarà nemmeno per chi partecipa.
🫐 Spuntini di realtà 🫐
Cosa ascoltare 🎧
Sara Chiaravalli, Head of people experience in MioDottore, chiude la seconda stagione di HR Popcorn con un argomento, ovviamente, scoppiettante: la gestione della richiesta di aumento.
Cosa guardare 👀
Il metodo di Phil Stutz - Un documentario che parla di crescita personale, limiti e strumenti per affrontare il lavoro (e la vita). Più introspettivo, ma sorprendentemente utile anche per chi lavora con le persone.
Cosa leggere 📖
The Five Dysfunctions of a Team - Una lettura semplice ma potente per riportare l’attenzione su ciò che conta davvero: fiducia, responsabilità, comunicazione e conflitto sano.
Un buon promemoria per chi progetta esperienze di team e vuole che abbiano un impatto continuativo, non solo momentaneo.
🍲 Cosa bolle in pentola 🍲
Nella sezione Cosa ascoltare, vi abbiamo detto che la seconda stagione di HR Popcorn si è conclusa, ma il microonde è già pronto per far esplodere i prossimi chicchi di mais.
Da martedì 20 gennaio, infatti, il podcast per risorse umane curiose e con risorse umane scoppiettanti, è pronto a tornare con la terza stagione.
Nelle prime due stagioni abbiamo dato spazio a tante voci diverse del mondo HR, con 61 episodi e oltre 11mila ascolti totali, ora siamo pronti a ripartire con nuove conversazioni, nuovi ospiti e tante domande pronte a scoppiare.
Ci trovate su Spotify, Apple Podcasts e su tutte le piattaforme di riproduzione audio :)



